Collegio IP.AS.VI. di Brescia


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Giovani Infermieri IPASVI

Il Gruppo di Lavoro Giovani Infermieri Ipasvi Brescia, è nato anche per preparare gli studenti ad un impatto meno forte con la realtà di questa crisi, una volta terminato il percorso di studi.

Tra aspettative e realtà
di Angela Chiodi, Gruppo Giovani Infermieri Ipasvi Brescia

Il periodo di stesura della tesi di laurea è certamente uno dei momenti più stressanti di uno studente universitario, ma anche quello più ricco di soddisfazioni.
La stanchezza e lo stress combattono una battaglia contro la voglia di finire e di affacciarsi finalmente al mondo del lavoro.
Il giorno dell’Esame di Stato, vedere il proprio nome nella lista degli “idonei”, discutere la tesi davanti alla commissione e davanti a parenti e sconosciuti, fa provare una sensazione del tutto nuova. Con la proclamazione e l’applauso finale si rende concreto quello che prima era solo un pensiero: “è davvero finita”.
E dallo stomaco si toglie un peso che fa sentire tutti più leggeri, si ha voglia di festeggiare e nei primi giorni il pensiero “troverò lavoro?” non è neanche contemplato. Si è circondati da amici e parenti che ti dicono che di infermieri ce n’è sempre bisogno, che troverai subito lavoro e la disoccupazione non sarà certo un problema. Si iniziano a consegnare i primi curricula e a ricevere le prime porte in faccia.
Le risposte sono sempre le stesse “Non hai esperienza” oppure “Al momento non assumiamo”.
E tutte le nostre aspettative? Si passa inevitabilmente da un mondo di false speranze ad una realtà che cilascia sconcertati. Coloro che lavorano si lamentano dei riposi saltati, dicono che ci sarebbe bisogno di nuovo personale. E noi siamo in trepida attesa di iniziare a lavorare e fare quello per cui abbiamo tanto studiato.
Ma gli studenti di infermieristica sono consapevoli di quanto sta accadendo?
Il 26 maggio 2012 si è svolto il primo incontro del nostro gruppo di lavoro con gli studenti del terzo anno del Corso di Laurea in infermieristica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore presso la Fondazione Poliambulanza di Brescia. Ad oggi, insieme al Presidente e agli altri Consiglieri Ipasvi, abbiamo partecipato con una nostra rappresentanza a complessivi 4 incontri, comprese le varie sedi della Statale. Ci saremo anche nei prossimi due incontri programmati a luglio (Desenzano e Brescia).



La pagina ufficiale del nostro Gruppo di Lavoro si trova al link GiovaniInfermieriIpasviBs, se volete aderire vi inviatiamo a cliccare su
"MI PIACE"
Il gruppo virtuale è aperto a chiunque e sarete aggiornati sulle nostre attività, iniziative e proposte.


.......alcuni articoli


INFERMIERI INOCCUPATI
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La lettera al Direttore pubblicata a fine anno sul GdB, riporta all'attenzione una situazione purtroppo sempre più comune, anche se paradossale, se si considera che al nostro Collegio sono aumentate le segnalazioni di esercizio abusivo della professione da parte di figure non infermieristiche. Evidentemente chi ci rimette è il cittadino (vedi articoli correlati). Nel comunicare a tutti gli iscritti neolaureati che presso il nostro Collegio è attivo il Gruppo Giovani Infermieri IPASVI (per informazioni ….) , si segnalano alcune delle prossime iniziative, ricordando di iscriversi alle NurseNewsLetter per essere sempre aggiornati e mantenere attiva la comunicazione con IPASVI Brescia attraverso il sito istituzionale www.ipasvibs.it, che riporta fra gli altri, i link alle strutture pubbliche e private che emettono bandi di concorso o offerte di lavoro, comprese le opportunità di lavoro all'estero.

- Corso IPASVI Brescia, 12 febbraio 2013 “ Infermieri e lavoro: chi cerca ...trova?”
- Assemblea ordinaria degli iscritti IPASVI Brescia, 23 marzo 2013
- Giornata Internazionale dell'infermiere, 11 maggio 2013

Tagliare sugli infermieri significa tagliare sui cittadini
Nei dati pubblicati recentemente dal Censis nel 46° Rapporto sulla situazione sociale del Paese, risulta che il 76.6% della popolazione “apprezza il lavoro svolto da chi opera nei servizi sanitari e più di altri apprezzano gli infermieri” riconoscendo loro “un alto valore sociale e di aiuto”.
Pur con livelli di formazione ormai universitari, gli infermieri incidono sulla spesa delle Aziende Sanitarie con costi decisamente inferiori ad altri laureati e con una proporzione dirigenti/operatori che si aggira mediamente intorno ad 1 a 700 arrivando a picchi di 1 a 3/4000, forse il rapporto più basso tra tutte le professioni, sia nel pubblico che nel privato. Per contro, in sanità abbiamo casi non isolati di dirigenti che dirigono se stessi.
L’attuale situazione di dissesto del SSN, non può certamente essere imputata agli infermieri. I “decisori di spesa” e coloro i quali generano da sempre domanda impropria, sono altri, ed è facile comprendere chi siano. Però, quando si tratta di tagliare, risparmiare, razionalizzare è più facile rivolgersi a chi esprime uno scarso potere lobbistico piuttosto che alle corporazioni più forti che fino ad ora hanno perseguito nelle organizzazioni sanitarie interessi economici e di parte.
Tagliare sugli infermieri significa tagliare direttamente i diritti delle famiglie aggravandone il disagio prodotto dal contesto economico. Un infermiere che non può più recarsi al domicilio di un malato oncologico può accrescere il già elevato costo di assistenza , stimato dal CENSIS in 6884 euro/anno, della famiglia.

Anche se servono nessuno li cerca
di Stefano Bazzana


Roberto ha 23 anni e un sogno nel cassetto. Non è un sogno impossibile, è piuttosto “normale”; in fondo poter fare il lavoro che si ama e per cui si è studiato dovrebbe essere la regola. In Italia è l’eccezione. Roberto ha studiato tre anni, si è laureato con il massimo dei voti per avere un posto in corsia o in un servizio territoriale, oppure in una RSA. Pensava che esercitare la sua professione fosse semplice: “ne servono tantissimi” continuavano a ripetergli. Non sapeva che anche se servono nessuno li cerca. Roberto è arrabbiato, deluso. Passa le sue giornate ad inviare curriculum e a selezionare bandi di concorso. Non gli importa se dovrà lasciare la sua casa, la sua famiglia. Per lui l’importante è poter lavorare. Si arrabbia ancora di più e si indigna quando, navigando qua a là sul web, scopre dati al limite del ridicolo.
Sulla base di quanto elaborato dalla Federazione Nazionale Collegi il rapporto infermieri-abitanti in Italia è del 5,8 per mille. La media europea è dell’8,2. È il rapporto più basso tra tutti gli stati della Unione Europea. Nel nostro paese mancano 50mila infermieri. Negli ultimi cinque anni le immatricolazioni ai corsi di laurea per infermieri sono cresciute del 31,4%. Nonostante questo, gli 8mila laureati annuali non bastano a ricoprire i 13mila posti lasciati vacanti dal pensionamento. E il percorso formativo è unico ed esclusivo. Solo in Lombardia mancano almeno 6000 infermieri. L’incapacità di fronteggiare il fabbisogno assistenziale negli ospedali, costringe gli infermieri regolarmente assunti a subire carichi di lavoro sempre più pesanti. Elemento che finisce per compromettere la qualità dell'assistenza, oltre a favorire l’usura psicofisica del professionista che vede, paradossalmente, allontanarsi sempre più l’età del pensionamento.
Ma allora perché Roberto è a casa? La crisi economica complessiva e gli ennesimi tagli previsti dalle ultime finanziarie hanno avuto conseguenze inevitabili anche sul settore sanitario, che rappresenta l’80% delle uscite nei bilanci delle Regioni. Le aziende ospedaliere si sono viste costrette ad applicare pesanti restrizioni, molte delle quali erano già in atto, su personale e reparti: non si assume se non in sostituzione. Pochi i concorsi, che comunque offrono assunzioni per poche unità. Nel caso delle strutture private la situazione non è migliore: si cerca infatti di sopperire alle mancanze ricorrendo all’organico interno.
Così Roberto resta a casa. Almeno per il momento. Vittima di una disoccupazione che subdolamente si insinua anche in uno dei settori ritenuti meno a rischio. Nessun concorso. Nessun posto in corsia se non ha residenza nei pressi delle strutture ospedaliere prescelte. In molti casi non conta la disponibilità al trasferimento. Nessun posto se non ha esperienza. Peccato che quella si costruisca lavorando. O sbaglio?



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